CASA-MUSEO DELLA CIVILTA’ CONTADINA
Puicher s’Kottlars haus/schtòl
Il complesso di casa Puicher s’Kottlars è un interessante esemplare di abitazione a modulo semplice con annessa stalla-fienile, riferibile al secondo quarto dell’Ottocento.
Entrati in corridoio (labe), che secondo l’impianto tradizionale attraversa da est a ovest l’edificio, al primo piano si trova la cucina (kuchl), annerita dal fumo del focolare aperto (heart o offns vair)
che affumicava le vivande appese sull’affumicatoio (eisn) al soffitto; tutt’altra atmosfera si respira in tinello (kòschtibe), dove il rivestimento in legno isolava il calore della stufa in muratura a volta (kòchlouvn), posta nell’angolo e alimentata attraverso un’apposita apertura in corridoio (ouvnloch). Dopo aver visitato la camera da letto (kommer) al piano terra si raggiunge il secondo piano attraverso la ripida scala del corridoio: qui si trova una seconda camera da letto e una cameretta (kemmerle) adibita a piccolo laboratorio per i lavori manuali, dove si possono osservare numerosi attrezzi in legno.
Il ballatoio (pirl) corre su tre lati del secondo piano ed ospita, sul lato orientale, il piccolo gabinetto (gònk) a caduta libera. Il tetto conserva l’originaria copertura a scandole in legno di larice. A differenza della maggior parte delle abitazioni a Sappada, la stalla (schtòl) si trova qui accorpata all’edificio, al piano terra, non come fabbricato indipendente vicino alla casa.
Al piano superiore, sul retro, ha posto il fienile (dille), in cui veniva conservato il fieno per il lungo inverno. Terminata la visita all’interno ci si può concedere una breve sosta sulle panchine nel prato di fronte alla casa per ammirare la frastagliata cresta del Monte Siera che sovrasta la vallata, mentre l’acqua della fontana scoscia incessantemente.
Accanto alla casa, in un orto (gòrte) vengono coltivate le verdure ed i cereali che potevano crescere in passato nella valle. Vicino alle patate (eapfl), che si raccolgono in autunno, vi sono i cappucci (kobaskepfe) utilizzati per preparare i crauti, le fave (poan), i piselli (orbasn) e diversi tipi di rape (ravanelli gialli (ravaneis), rape rosse (roata ruibm) e bianche, rape per il bestiame (vihronkle)).
Il ciuffo del rafano (krean) troneggia su erba cipollina (schnittla), cipolle (zbival), aglio (knouval), carote (moarn), bieta (piessl) e crescione (kresse), che si mangiava insieme all’insalata (solat). Tra i cereali, un tempo coltivati in campi interi, si possono riconoscere le spighe baffute dell’orzo (gèrschte) con cui si preparavano le minestre, la segale (rokke) che giunge a maturazione
solo se seminata in autunno, l’avena (hober) data in pasto ai cavalli. I fiori azzurri del lino (hoor) ondeggiano in estate accanto ad altri fiori come le calendule e ricordano gli ampi fazzoletti di terra a ridosso del paese: il lino veniva lavorato e tessuto in casa per confezionare biancheria e abiti.
Nell’orto non mancano le erbe officinali e aromatiche (kraiter), come la menta (minzn), la malva (malva), la camomilla (komildn), l’assenzio (bermant) e il dragoncello (pèrschtròmm) con cui si condiva la ricotta acida (saurnschotte). Un insieme eterogeneo, che grazie al contributo delle signore sappadine ogni anno si arricchisce di nuove piante.
Legge 482/99
“Norme in materia
di tutela delle minoranze
linguistiche storiche”
Iniziative Anno 2002