CENNI STORICI
Un’antica leggenda racconta che intorno al X secolo alcune famiglie in fuga dalla tirannia dei conti Heinfels si trasferissero da Villgraten, paesino del Tirolo dell’Est, nella valle di Sappada: qui si insediarono e costituirono i primi nuclei abitativi.
Il fatto che i conti di Gorizia possedessero terre in quelle zone e avessero promosso lo stanziamento di minatori e contadini potrebbe confermare la tradizione orale. Nessuna testimonianza scritta prova l’origine di quest’isola linguistica di matrice tedesca nell’Alta Valle del Piave, situata al confine con l’Austria, tra il Comelico e la Carnia.

Borgata Bach dopo l’incendio (1908) / Pòch noch
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Sebbene i primi documenti che attestano l’appartenenza di Sappada al Patriarcato di Aquileia risalgano al tredicesimo secolo (1296), l’insediamento nella vallata può essere datato nei secoli precedenti (il documento del 1078, menzionato e dato per perduto da più studiosi dell'Otto e Novecento e ancor oggi citato come "primo documento" riguardante Sappada, non è mai esistito e corrisponde ad un fraintendimento storiografico nel passaggio delle informazioni).
Con la caduta del Patriarcato nel 1420 il paese passò insieme al Cadore alla Serenissima Repubblica di Venezia, conobbe nel 1797 l’occupazione napoleonica e dal 1798 al 1866 il dominio della monarchia asburgica.
L’avvento del regno d’Italia e l’unione del Veneto al neonato stato fu accolto unanimemente a Sappada; seguirono anni di progresso, interrotti bruscamente dallo scoppio della prima guerra mondiale, che vide l’attacco delle truppe austriache e l’obbligo all’intera popolazione sappadina di sgomberare il paese.
Dal 30 ottobre 1917 al 22 marzo 1919 i profughi vissero in Toscana, nel territorio di Arezzo, ospitati dalla gente del posto. Tornati alle loro case molti emigrarono in Germania e Svizzera; il fascismo intraprese opere di miglioria (nacque in questi anni la vocazione turistica di Sappada) ma anche di italianizzazione della popolazione. Da ricordare i due grossi incendi in Borgata Bach (1908) e in Borgata Granvilla (1928), che comportarono la distruzione degli antichi borghi e la costruzione di edifici in pietra. La seconda guerra mondiale imperversò anche a Sappada, che si trovava in una situazione difficile in quanto i sentimenti patriottici dei sappadini furono messi in dubbio e si scontrarono con la supposizione che la popolazione fosse filotedesca a causa del dialetto parlato.
La grande nevicata del 1951 – spalatori in Borgata Cimasappada / Der groasse schnea – schepfar af Zepodn
Terminata la guerra, si sviluppò rapidamente l’industria turistica che è oggi la principale risorsa economica del paese e ha permesso la creazione di strutture ricettive e impianti di risalita.

Memorabile la nevicata del 1951: nevicò per giorni ininterrottamente e quando cessò c'erano più di 5 metri di neve! Il paese rimase isolato per un mese, senza luce elettrica, e durante tutto l'inverno si raggiunsero i 12 metri complessivi.
Oggi Sappada appartiene politicamente alla Provincia di Belluno dal 1852 ma la comunità è parte dell’Arcidiocesi di Udine in Friuli. Durante i secoli il paese è rimasto piuttosto isolato dai paesi vicini (Carnia e Cadore) nella sua vallata a causa delle distanze e differenze altimetriche, conservando gelosamente la sua lingua e cultura tedesca.




Legge 482/99
“Norme in materia
di tutela delle minoranze
linguistiche storiche”
Iniziative Anno 2002